Le Contax moderne (dal 1974 al 2005)

Ho sempre amato queste fotocamere. Era il 1975 – l’anno dei miei 18 anni – quando, nelle vetrine europee dei negozi di fotografia, fece capolino la Contax RTS, annunciata l’anno precedente alla Photokina di Colonia.

Le novità del prestigioso salone tedesco furono molte, quell’anno. Ma la regina indiscussa della fiera fu lei: una reflex 35 mm assolutamente innovativa, capace di coniugare le prestazioni consentite da un’elettronica avanzatissima, con la bellezza e l’ergonomia curate dal Porsche Design Studio. Per non parlare delle ottiche Carl Zeiss, tutte dotate del trattamento antiriflesso T*. Diciassette nuovi obiettivi appositamente progettati, che spaziavano dal Distagon 15mm f/3.5 al Mirotar 1000mm f/5.6.

Per me fu amore a prima vista. Occorreva quasi un milione delle vecchie lire per portarsela a casa con il Planar 50mm f/1.4. Decisamente troppo per le modeste finanze di studente appena iscritto alla Facoltà di Ingegneria. Da allora, la Contax RTS ha continuato ad abitare il mio immaginario fotografico. Un simbolo, un mito, un riferimento che ancora oggi, a oltre mezzo secolo di distanza, continua ad affacciarsi dalle vetrine dell’usato analogico con un fascino immutato.

Ed è forse proprio questo il motivo – più sentimentale che tecnico – per cui ho deciso di dedicare un articolo del mio blog fotografico a una panoramica dei modelli Contax del periodo d’oro: quello che va dal 1974 al 2005 e che vide la collaborazione tra la tedesca Carl Zeiss e la giapponese Yashica, acquisita poi nel 1983 da Kyocera.

Nessuno dei 32 apparecchi menzionati in quest’articolo può essere definito “normale”. Ognuno possiede qualcosa che lo rende speciale: una soluzione tecnica innovativa, una scelta progettuale fuori dagli schemi, oppure un’idea troppo avanti rispetto ai tempi. Nell’arco di trent’anni, Contax introdusse tecnologie che contribuirono a cambiare il modo d’intendere la fotografia. Anche quando il mercato non era ancora pronto a recepirle, complice l’elevato costo industriale che esse comportavano.

Basti considerare il sistema RTS, progettato per ridurre al minimo ogni ritardo operativo, incluso lo shutter lag. Oppure il sistema Vacuum, che garantiva la perfetta planarità della pellicola sul piano focale. O, ancora, la messa a fuoco automatica ottenuta mediante la movimentazione del piano pellicola: una soluzione geniale che consentiva di utilizzare in autofocus praticamente qualsiasi obiettivo.

Un po’ di storia

Contax è un marchio commerciale creato da Zeiss Ikon nel 1932 per identificare i suoi apparecchi fotografici di fascia alta. Nato come diretto concorrente delle fotocamere Leica, il sistema Contax, inizialmente basato su apparecchi a telemetro, si affermò rapidamente come una delle soluzioni professionali più avanzate dell’epoca.

La Zeiss Ikon era una grande realtà industriale con sede a Dresda e stabilimenti a Stoccarda e Berlino. Nata nel 1926 dalla fusione di Contessa-Nettel, Ernemann, Göerz e ICA, continuò inizialmente a produrre i modelli delle aziende originarie. Ben presto, però, intraprese lo sviluppo di nuove linee di prodotto, come le fotocamere pieghevoli Ikonta e le medio formato Super Ikonta. Prima della seconda guerra mondiale, la produzione del gruppo divenne estremamente diversificata, comprendendo anche ottiche per applicazioni scientifiche e mediche nonché macchine da presa.

Dopo la guerra, l’azienda si ritrovò divisa tra Germania Est e Germania Ovest. In occidente, la Zeiss Ikon venne riorganizzata con sede a Stoccarda e proseguì la produzione di fotocamere, tra cui le Contax a telemetro IIa e IIIa e, successivamente, la reflex Contarex. Nel 1965 ci fu la fusione con Voigtländer. Tuttavia, nonostante l’elevata qualità tecnica dei suoi prodotti, l’azienda non riuscì a competere efficacemente con l’emergente concorrenza giapponese e cessò la produzione di fotocamere nel 1972. Parte delle competenze e del personale confluì allora in Rollei. Il marchio Contax, invece, sarebbe stato rilanciato un paio di anni dopo grazie alla collaborazione con il produttore giapponese Yashica.

Nella Germania orientale, invece, la storia fu ben diversa. Le strutture produttive di Dresda e Jena subirono inizialmente smantellamenti e trasferimenti verso l’Unione Sovietica come riparazioni di guerra. La produzione riprese, ma sotto il controllo statale. In questo contesto nacque la Contax S, una delle prime reflex 35 mm con pentaprisma, presentata nel 1950 e seguita a breve da altri modelli, come la Contax D, la Contax E e la Contax F. A causa delle controversie legali sul marchio con la controparte occidentale, però, il nome Contax dovette essere progressivamente abbandonato.

Sulla base degli accadimenti sopra raccontati, la storia del marchio Contax può essere così sintetizzata:

  • era prebellica delle fotocamere a telemetro;
  • fase di transizione del dopoguerra, con gli ultimi modelli tedeschi e le prime reflex;
  • rinascita del marchio in Giappone, in collaborazione con Yashica.

Era Telemetrica (dal 1932 al 1945)

La capostipite di questa fase storica fu la Contax I, progettata per contrastare il successo delle fotocamere Leica. L’apparecchio si distinse per il minimalismo funzionale, per l’integrazione fra estetica e tecnica nonché per le sue soluzioni costruttive estremamente avanzate. Tra queste spiccavano l’otturatore metallico a scorrimento verticale a lamelle e il telemetro a base ampia.

Le Contax II e Contax III, lanciate nel 1936, perfezionarono ulteriormente il sistema, diventando strumenti di riferimento per il fotogiornalismo professionale, anche grazie alla qualità elevatissima degli obiettivi prodotti da Carl Zeiss. La principale differenza tra i due modelli consisteva nella presenza dell’esposimetro al selenio integrato nella Contax III.

Anche se l’era delle telemetro Contax viene di solito fatta terminare con la seconda guerra mondiale, ossia nel 1945, ci fu in realtà un significativo strascico. La fabbricazione di tali apparecchi, infatti, proseguì anche nel dopoguerra con le Contax IIa e Contax IIIa, realizzate nella Germania Ovest a partire dal 1950 e prodotte per circa un decennio. Questi modelli rappresentarono una naturale evoluzione delle Contax prebelliche. I miglioramenti riguardarono l’otturatore riprogettato con componenti meccanici più robusti, l’aggiunta della sincronizzazione flash, le dimensioni più compatte, il mirino più luminoso e contrastato nonché la costruzione in cromo e le finiture più curate.

Nonostante tutto ciò, tuttavia, molti collezionisti continuano a preferire i modelli di prima della guerra. Questi, infatti, presentavano una maggiore solidità costruttiva nonché la base del telemetro più ampia che consentiva una maggior precisione della focheggiatura. Ma ci fu anche un altro elemento che orientò la preferenza degli utenti verso i modelli prebellici. Le IIa e IIIa risultarono incompatibili con alcuni vecchi obiettivi molto amati, come il Biogon 35mm f/2.8 e le sue copie sovietiche, come il Jupiter-12. L’elemento posteriore del Biogon prebellico infatti, presentando un elemento ottico posteriore molto sporgente, urtava contro le tendine dell’otturatore in alluminio delle nuove Contax IIa e IIIa il cui spazio interno, nella riprogettazione, era stato leggermente ridotto.

Le reflex del dopoguerra (dal 1948 agli inizi degli anni ’70)

Nel secondo dopoguerra, con la spaccatura della Germania, il sistema Contax seguì due percorsi distinti. In Germania Ovest, Zeiss Ikon proseguì la tradizione delle telemetro, senza però sviluppare una linea reflex realmente competitiva. Nella Germania Est, invece, prese forma una nuova generazione di fotocamere reflex 35 mm. In questo contesto nacque la Contax S, sviluppata alla fine degli anni ’40 e presentata nel 1950: una delle prime reflex 35 mm dotate di pentaprisma fisso a livello dell’occhio, soluzione che eliminava la visione capovolta tipica dei sistemi precedenti.

A questa seguirono alcuni modelli derivati – Contax D, E e F – che introdussero miglioramenti progressivi ma ebbero una diffusione alquanto limitata. Un po’ dopo, circolarono anche ulteriori varianti e sviluppi minori – talvolta indicati in letteratura come Contax FB, FBM e FM – che rappresentarono le fasi finali dell’evoluzione del progetto originario. Tuttavia, a causa delle già menzionate controversie legali sul marchio intraprese dalla controparte occidentale, il nome Contax dovette essere progressivamente abbandonato nella Germania Est. La produzione proseguì sotto altre denominazioni all’interno di strutture statali poi confluite nella VEB Pentacon, contribuendo alla diffusione dello standard a vite M42 attraverso le fotocamere Praktica. Queste ultime divennero il principale prodotto reflex della VEB Pentacon di Dresda, erede di parte della tradizione Contax orientale.

La battaglia legale per il marchio Contax rappresentò uno dei capitoli più accesi della Guerra Fredda industriale, vedendo contrapposte la Zeiss Ikon di Oberkochen, a Ovest, e la controparte di Jena, a Est. Al centro della disputa non c’erano solo i diritti su una singola fotocamera, ma l’eredità morale e commerciale dell’intera Fondazione Zeiss, divisa dalle vicende post-belliche. La Germania Ovest riuscì a imporsi nelle corti internazionali, costringendo i produttori orientali a rinominare i propri prodotti per il mercato estero.

Sebbene possa sembrare paradossale che tali sforzi furono profusi per un marchio che la Zeiss Ikon avrebbe abbandonato poco dopo, nel 1972, la contesa non fu vana. Vincere quella guerra legale permise infatti alla Zeiss occidentale di mantenere il controllo totale sulla proprietà intellettuale, trasformando il nome Contax in un asset strategico. Fu proprio quella vittoria legale a rendere possibile, due anni dopo, l’accordo con la giapponese Yashica, che consentì al marchio di rinascere e dominare la fotografia di alta gamma fino agli anni Duemila.

L’era Yashica-Kyocera (1974-2005)

Nel 1974 il marchio Contax venne rilanciato grazie a un accordo tra la Carl Zeiss e la giapponese Yashica, successivamente acquisita da Kyocera. Nacque così una nuova generazione di fotocamere caratterizzata dalle prestigiose ottiche Zeiss nonché dalle eccezionali doti di ergonomia ed eleganza frutto della collaborazione con Porsche Design.

Durante questa fase, l’offerta commerciale Contax spaziò dal medio formato alle compatte premium, passando per i sistemi reflex completi di fascia alta. L’avventura si concluse nel 2005, quando Kyocera annunciò la sua uscita dal mercato fotografico. La decisione fu sorprendente anche in virtù dell’ingresso dell’azienda nel settore delle fotocamere digitali, avvenuto solo tre anni prima con la Contax N Digital. Probabilmente Kyocera non riuscì a sostenere gli elevati costi di sviluppo in un mercato sempre più dominato da Canon e Nikon.

Dopo la fine della collaborazione con i giapponesi, il marchio Contax tornò a Carl Zeiss, rimanendo però a lungo inutilizzato. Oggi rappresenta un nome storico di grande prestigio, apprezzato da collezionisti e appassionati, ma sostanzialmente inattivo sul piano commerciale.

Le fotocamere Contax prodotte tra il 1974 e il 2005 si articolarono in più sistemi paralleli, sviluppati attorno a differenti filosofie d’uso. Nei paragrafi successivi le presenteremo brevemente, classificandole secondo lo schema seguente:

  • Reflex 35mm con baionetta C/Y;
  • Sistema G a telemetro;
  • Reflex 35mm autofocus con innesto N;
  • Reflex medio formato;
  • Compatte premium;
  • Sistema APS;
  • Digitali tascabili.
Tavola riepilogativa delle fotocamere Contax dalla creazione del marchio (1932) al termine della produzione (2005). Il seguito dell'articolo sarà esclusivamente dedicato alle sette linee di fotocamere dell'era Yashica-Kyocera, ossia quelle collocate all'estrema destra della figura.
Tavola riepilogativa delle fotocamere prodotte da Contax dalla creazione del marchio (1932) alla cessazione (2005). Il seguito dell’articolo sarà esclusivamente dedicato alle sette linee di fotocamere dell’era Yashica-Kyocera, ossia quelle collocate all’estrema destra della figura.

Reflex 35mm con baionetta C/Y

Questa è senza dubbio la famiglia più vasta di apparecchi Contax presentando, al suo interno, ben tre serie di prodotti:

  • la serie RTS,
  • la serie professionale avanzata,
  • la serie amatoriale e semiprofessionale.

Prima di iniziare la rassegna delle singole fotocamere, però, è forse utile spendere qualche parola sui due principali fattori caratterizzanti di questa famiglia di apparecchi, ossia la baionetta C/Y e le prestigiose ottiche Carl Zeiss.

La baionetta C/Y

La baionetta Contax/Yashica (abbreviata comunemente in C/Y) fu introdotta nel 1975 insieme alla Contax RTS. Progettata nell’ambito della collaborazione fra Carl Zeiss e Yashica, la C/Y fu concepita come una baionetta professionale moderna, robusta e completamente meccanica, destinata a essere condivisa sia dalle reflex Contax di fascia alta, sia da vari modelli Yashica compatibili.

Dal punto di vista tecnico, l’innesto presentava un tiraggio di 45,5 mm e un accoppiamento meccanico del diaframma particolarmente preciso, caratteristiche che contribuirono alla buona reputazione del sistema. Grazie alla qualità delle ottiche Carl Zeiss e alla notevole diffusione del sistema negli anni Settanta e Ottanta, la baionetta C/Y divenne uno degli standard manual focus più apprezzati dell’epoca.

Nel corso della sua vita il sistema vide due principali varianti dell’interfaccia obiettivo-corpo, dette rispettivamente “AE” e “MM”, caratterizzate da una differenza piccola ma significativa.

Le ottiche AE (“Automatic Exposure”) costituirono le versioni originarie del sistema, progettate per funzionare con le reflex a priorità di diaframma degli anni Settanta e dei primi anni Ottanta. Esse consentivano l’automatismo a priorità dei diaframmi, ma non supportavano le modalità program né la priorità dei tempi – indicata spesso con Tv, che sta per Time Value – introdotte successivamente.

Con l’arrivo della Contax 159 MM, nel 1985, il sistema subì un’evoluzione importante. Il comportamento dell’innesto C/Y venne modificato tramite l’aggiunta di una piccola aletta sporgente – spesso chiamata “camma di indicazione” – sulla flangia posteriore dell’obiettivo. Così, le nuove ottiche MM (“Multi Mode”) permisero ai corpi macchina più recenti di riconoscere automaticamente la posizione minima del diaframma e di gestire anche le modalità Program e Tv.

La compatibilità fra queste due tipologie di ottiche era quasi totale. Un obiettivo MM funzionava perfettamente su un corpo AE e viceversa, con un unica eccezione: un’ottica AE non era in grado di abilitare le modalità Program e Tv sui corpi MM più recenti.

Le ottiche Carl Zeiss

Le ottiche Carl Zeiss destinate agli apparecchi Contax furono prodotte solo in piccola parte negli stabilimenti tedeschi di Oberkochen (solo le prime serie degli anni Settanta e alcune progettazioni speciali). La grande maggioranza della produzione venne invece realizzata in Giappone da Yashica, poi Kyocera, spesso con il coinvolgimento della Tomioka. Quest’ultima era una storica fabbrica giapponese che fu dapprima acquistata da Yashica nel 1968 – cambiando il proprio nome in Tomioka Optical Co. – e che poi, nel 1983, confluì insieme a Yashica nel gruppo Kyocera – diventando Kyocera Optec Co.

Dal punto di vista qualitativo, le differenze tra le versioni tedesche e giapponesi degli obiettivi prodotti per Contax furono, nella pratica, impercettibili. Le progettazione ottica era interamente Zeiss e la produzione nipponica raggiunse rapidamente standard industriali elevatissimi. Alcuni collezionisti attribuiscono alle versioni tedesche una costruzione meccanica leggermente più raffinata, con ghiere più fluide e tolleranze più strette. Tuttavia, nell’uso fotografico reale, le differenze di resa erano di fatto trascurabili. Molto più importante, oggi, è lo stato di conservazione del singolo esemplare.

Le ottiche prodotte in Germania Ovest si riconoscono normalmente dalla dicitura “Made in West Germany” oppure “Lens made in West Germany”, presente sul barilotto, e appartengono quasi sempre alle prime serie AE. Le versioni giapponesi riportano invece la dicitura “Made in Japan” oppure sono identificabili tramite numeri di serie successivi. Oggi le versioni tedesche sono generalmente più ricercate sul piano collezionistico, ma non per effetto di una loro maggiore qualità. Si tratta di una preferenza dettata soprattutto dalla loro rarità e dal fascino storico legato alle origini del sistema Contax/Yashica.

Nel mercato collezionistico le versioni tedesche e giapponesi delle ottiche Contax-Yashica vengono spesso indicate, informalmente, con le sigle AEG/MMG e AEJ/MMJ, dove:

  • le prime due lettere – AE o MM – identificano il tipo di innesto, che abbiamo già visto nel paragrafo precedente;
  • la terza lettera – G o J – denota invece il paese di produzione, rispettivamente Germany o Japan.

Le sigle AEG, MMG, AEJ e MMJ, però, non sono ufficiali. Esse non furono mai utilizzate da Carl Zeiss come denominazioni commerciali stampate sugli obiettivi, sulle confezioni o nei cataloghi destinati al pubblico. Si trattò piuttosto di una convenzione nata successivamente in ambiente collezionistico e commerciale, soprattutto nel mercato dell’usato e nelle discussioni tra appassionati. Sarà bene tenere a mente il significato di queste sigle quando si acquistano obiettivi Carl Zeiss C/Y sui mercatini online dell’usato fotografico (questo tipo d’identificazione è molto diffuso, ad esempio, sui siti di aste).

Serie RTS

La serie RTS rappresentò il vertice assoluto del sistema Contax per gli apparecchi reflex 35 mm. Le sue caratteristiche distintive furono l’impostazione professionale e le soluzioni progettuali avanzate, volte a massimizzare l’ergonomia, la rapidità operativa e il controllo fotografico.

Con questa serie, Contax introdusse il concetto di tempo reale (Real Time System). Grazie a un’elettronica estremamente avanzata per l’epoca, tutte le operazioni venivano eseguite con ritardi praticamente nulli. Ciò fu reso possibile da diversi accorgimenti. Fra questi, il sistema di scatto elettromagnetico, l’integrazione ad alta velocità con motori e winder dedicati, la misurazione esposimetrica istantanea e una serie di accessori progettati per ridurre al minimo i tempi di risposta.

Contax RTS (presentazione: 1974, commercializzazione: 1975)

La prima fotocamera della serie fu la Contax RTS, che introdusse un’impostazione radicalmente moderna per quei tempi. Con un design ergonomico innovativo e un’interfaccia pensata per un utilizzo rapido e intuitivo, la RTS segnò l’inizio della collaborazione con il Porsche Design Studio.

Le specifiche tecniche erano di assoluto rilievo. La RTS presentava un esposimetro con fotocellula al silicio, il pulsante di scatto elettromagnetico, l’otturatore elettronico con tempo minimo d’esposizione pari a 1/2000 s, indicazioni a LED nel mirino (tempi, diaframmi e compensazione dell’esposizione) e la predisposizione per winder, motore e dorsi intercambiabili. Essa consentiva inoltre esposizioni multiple tramite il pulsante di sblocco del riavvolgimento della pellicola. Erano presenti anche la leva di blocco dello specchio, un indicatore LED dello stato della batteria, il pulsante di anteprima della profondità di campo e la slitta Direct X con protezione antiurto. L’innesto delle ottiche era costituito dalla baionetta C/Y, che consentiva l’impiego degli obiettivi Carl Zeiss.

Contax RTS in una pubblicità all'epoca del 1975, anno della sua comparsa sul mercato
Contax RTS in una pubblicità di fine anni ’70

L’ottica standard era il Planar T* 50 mm f/1.4, composto da 7 lenti in 6 gruppi. La Contax RTS rimase in produzione per ben otto anni senza modifiche sostanziali.

Specifiche tecniche del Planar 50 mm f/1.4
Specifiche tecniche del Planar 50mm f/1.4, da una brochure del produttore  (fonte Zeiss)
Contax RTS II (presentazione: 1982, commercializzazione: 1982)

La Contax RTS II fu annunciata nel 1982, in occasione del cinquantesimo anniversario del marchio Contax. Essa rappresentò un’evoluzione tecnica significativa, migliorando la robustezza costruttiva, la precisione dell’esposimetro e la gestione dell’elettronica interna. La serie RTS, con questo nuovo apparecchio, si consolidò come punto di riferimento nel segmento professionale.

Rispetto al modello originale, furono introdotte diverse modifiche: l’autoscatto divenne elettronico, venne aggiunto il blocco della memoria esposimetrica e furono riviste le indicazioni nel mirino. Internamente, adottò una nuova tendina in titanio, un oscillatore al quarzo e un doppio circuito esposimetrico per il controllo del flash TTL. La fotocamera era inoltre utilizzabile anche in assenza di alimentazione, grazie allo scatto meccanico a 1/60 s. Tra gli accessori si distinsero nuovi vetrini di messa a fuoco, oltre a un nuovo motore e a un nuovo winder.

Contax RTS III (presentazione: 1990, commercializzazione: 1991)

Il culmine della serie fu raggiunto con la Contax RTS III, introdotta nel 1990, che integrò soluzioni tecnologiche ancora più avanzate. Primo fra tutti il sistema Vacuum, progettato per garantire la perfetta planarità della pellicola sul piano focale tramite un meccanismo di aspirazione.

Questa innovazione, pensata per massimizzare la nitidezza delle ottiche Zeiss, rappresentò uno degli sviluppi più sofisticati mai applicati a una reflex a pellicola, confermando la vocazione della serie RTS come piattaforma di riferimento per la fotografia professionale di alto livello. La fotocamera disponeva di motore incorporato, circuiti esposimetrici multipli, diversi automatismi di esposizione e di un otturatore capace di raggiungere un tempo minimo d’esposizione pari a 1/8000 s. Numerose erano le altre caratteristiche di rilievo tra le quali, non ultima, un’eccezionale robustezza.

Non si trattò, dunque, di una semplice evoluzione dei modelli precedenti, bensì di un apparecchio completamente ridisegnato.

Serie professionale avanzata

Al di sotto della prestigiosa serie RTS si collocava un secondo segmento evoluto del sistema, qui denotato come serie professionale avanzata. Esso era costituito da reflex dotate di funzionalità sofisticate e, in alcuni casi, sperimentali, orientate a superare i limiti tradizionali della messa a fuoco e dell’automazione nel segmento delle reflex a pellicola.

Contax RX (presentazione: 1994, commercializzazione: 1994)

A metà degli anni ’90, la Contax RX rappresentò l’apice evolutivo del sistema a fuoco manuale Contax: pur mantenendo l’attacco C/Y, introdusse soluzioni elettroniche avanzate per il controllo della messa a fuoco, come un sistema di conferma assistita estremamente preciso, progettato per sfruttare al massimo la qualità delle ottiche Carl Zeiss.

Si configurò quindi come uno strumento raffinato per fotografi esperti che privilegiavano il controllo manuale senza rinunciare al supporto dell’elettronica. In sostanza, si trattava di una fotocamera elettronica, automatica e motorizzata, con prestazioni non molto dissimili dalla Contax ST che vedremo successivamente.

Tra le principali caratteristiche figuravano il dorso datario di serie, i vetri di messa a fuoco intercambiabili, un otturatore elettronico con tempo minimo di 1/4000 s, la lettura esposimetrica ponderata o spot, tre modalità di funzionamento automatico e il controllo flash TTL.

Contax AX (presentazione: 1996, commercializzazione: 1996)

Ancora più sperimentale fu la Contax AX, presentata nel 1996 al salone internazionale di Las Vegas organizzato dalla PMA (Photo Marketing Association). Unica nel panorama reflex dell’epoca, la AX era dotata di un ingegnoso sistema di messa a fuoco automatica basato sul movimento del piano pellicola.

Questa soluzione consentiva di rendere autofocus qualsiasi obiettivo del corredo C/Y, mantenendo inalterate le prestazioni ottiche originali. Una scelta ingegneristica sofisticata ma complessa e costosa, che ne limitò la diffusione, pur rendendola uno dei modelli più iconici e tecnicamente audaci mai prodotti da Kyocera. Il sistema di messa a fuoco automatica – denominato ABF (Automatic Back Focusing) – non funzionava tuttavia con ottiche di luminosità massima inferiore a f/5.6. Per quanto riguarda le caratteristiche generali, la Contax AX non si discostò significativamente dalla RX.

Nel loro insieme, RX e AX testimoniano il tentativo di Contax di esplorare strade alternative e tecnologicamente avanzate nel segmento professionale. Questi due apparecchi, infatti, costituirono una linea intermedia tra la classicità della serie RTS e le soluzioni più compatte e accessibili destinate a un’utenza evoluta ma non specialistica.

Serie amatoriale e semiprofessionale

Nel suo insieme, questa serie evidenziò la volontà di Contax di offrire strumenti raffinati anche al di fuori della fascia strettamente professionale, mantenendo una forte identità progettuale e qualitativa, ma declinata in forme più accessibili e versatili. Fotocamere comunque innovative, progettate per coniugare la qualità del sistema Contax con un approccio operativo più semplice e versatile, adatto a un pubblico più ampio di fotografi evoluti. Si trattava, in sostanza, di reflex capaci di conciliare qualità costruttiva, compattezza e accessibilità, mantenendo al contempo l’eccellenza ottica del sistema C/Y e delle lenti Carl Zeiss.

Contax 139 Quartz (presentazione: 1978, commercializzazione: 1979)

Alla Photokina del 1978 furono presentate assieme, come pre-serie/prototipo, due nuove fotocamere da affiancare all’ammiraglia RTS: i modelli 139 e 137.

La Contax 139 Quartz fu inizialmente presentata come 139 CMS, poi rinominata 139 CMS Quartz e infine 139 Quartz. Essa rappresentò uno dei primi esempi di questa filosofia. Era infatti una reflex alquanto compatta, relativamente leggera e dotata di un oscillatore al quarzo per il controllo delle funzioni elettroniche. Essa offriva modalità automatiche e manuali in un corpo elegante e razionale, rendendo l’esperienza Contax più accessibile.

Contax 139 Quartz, in una brochure dell'epoca
Contax 139 Quartz, in una brochure dell’epoca

L’otturatore elettronico raggiungeva 1/1000 s; erano presenti il blocco della misurazione esposimetrica e l’autoscatto elettronico. Tra gli accessori figuravano un dorso datario, un flash dedicato e un telecomando a infrarossi. Rispetto alla RTS, mancavano principalmente alcune funzioni professionali avanzate, come la motorizzazione ad alta velocità e l’intercambiabilità dei vetrini di messa a fuoco.

Spaccato interno della fotocamera Contax 139 Quartz.
Un suggestivo “spaccato” della Contax 139 Quartz che lascia intravedere l’avanzata componentistica interna della fotocamera. L’immagine proviene dalla stessa brochure da cui è tratta la figura precedente.
Contax 137 MD Quartz (presentazione: 1978, commercializzazione: 1979)

Con la Contax 137 MD si ebbe un ulteriore passo verso l’automazione. La sua principale caratteristica, infatti, fu il motore di avanzamento integrato, con la scomparsa della tradizionale leva di avanzamento della pellicola. Questa novità – particolarmente significativa per l’epoca – insieme alla presenza della sola modalità a priorità dei diaframmi, conferì alla fotocamera un’impostazione moderna e orientata alla praticità.

Inizialmente identificata con la sigla IMS (Internal Motor System), fu successivamente rinominata 137 MD e infine 137 MD Quartz, in virtù della presenza dell’oscillatore al quarzo, analogo a quello della 139.

Contax 137 MA (presentazione: 1982, commercializzazione: 1982)

Nel 1982 venne presentata la Contax 137 MA, che introdusse la selezione manuale dei tempi di otturazione nell’intervallo tra 1 s e 1/1000 s. Mentre la 137 MD offriva esclusivamente la priorità dei diaframmi, la 137 MA aggiunse la modalità manuale, permettendo la selezione dei tempi tramite una ghiera dedicata, collocata attorno al manettino di riavvolgimento.

Il motore integrato risultava più veloce, raggiungendo i 3 fotogrammi al secondo contro i 2 della 137 MD. Inoltre, la MA consentiva l’uso del dorso datario Contax Quartz D-5, non compatibile con la MD. Esteticamente, i due modelli erano quasi identici salvo per la presenza, sul tettuccio della MA, del selettore dei tempi.

Contax 159 MM (presentazione: 1984, commercializzazione: 1984)

Nel 1984 arrivò la Contax 159 MM. Era dotata di un otturatore elettronico a scorrimento verticale con lamelle in lega leggera, capace di raggiungere 1/4000 s e una sincronizzazione flash di 1/250 s. La sigla MM (Multi Mode) evidenziava la presenza di automatismi multipli.

Alle modalità tradizionali si aggiunsero programmi specifici, tra cui quello per soggetti in movimento (HP) e quello per soggetti statici (LP). Pur mantenendo l’innesto a baionetta C/Y, fu necessaria una modifica agli obiettivi Zeiss che, da quel momento, riportarono la dicitura MM per indicare la piena compatibilità con i nuovi corpi macchina.

Contax 155 MM (presentazione: 1985, commercializzazione: 1985)

Nel 1985 fu introdotta la Contax 155 MM, con l’obiettivo di rendere il sistema più accessibile senza rinunciare alla qualità ottica Carl Zeiss. Si trattò di un modello più semplice e leggero, con dotazione ridotta e posizionamento meno professionale.

Dal punto di vista tecnico, offriva mirino con informazioni LED essenziali, esposizione a priorità dei diaframmi e modalità program, otturatore elettronico fino a 1/1000 s, esposimetro TTL a lettura media ponderata e avanzamento manuale della pellicola (senza motore integrato). Era, in sostanza, una Contax semplificata, ma non economica in senso stretto: rimaneva pur sempre un prodotto di fascia medio-alta.

Contax 167 MT (presentazione: 1986, commercializzazione: 1987)

La Contax 167 MT fu presentata alla Photokina del 1986 e commercializzata su larga scala nel 1987. Essa rappresentò il punto più alto di questa linea in termini di versatilità elettronica. Dotata di programmi avanzati e modalità multiple, la 167 MT costituì una sintesi efficace tra prestazioni elevate e facilità d’uso, avvicinandosi ai modelli di fascia superiore.

La Contax 167 MT, presentata alla Photokine del 1986
La Contax 167 MT, presentata alla Photokine del 1986

Integrava lo stesso otturatore della 159 MM, un doppio sistema di misurazione (media ponderata e spot), TTL flash e tre programmi automatici aggiuntivi. Per gestire la complessità delle funzioni, adottò un display esterno che visualizzava le principali informazioni (programma selezionato, sensibilità DX, numero di fotogrammi, etc.). Non mancavano accessori quali schermi di messa a fuoco intercambiabili, correzione diottrica, dorso datario e comando a distanza.

Contax ST (presentazione: 1992, commercializzazione: 1992)

Alla Photokina del 1992 fu presentata la Contax ST. Era una reflex elettronica che riprendeva alcune soluzioni della 167 MT avvicinandosi, per altri aspetti, all’ammiraglia RTS III. Come quest’ultima, adottava il pressa-pellicola in ceramica, sebbene privo del sistema di aspirazione.

La ST era dotata di motore integrato e offriva diverse modalità di esposizione (manuale, priorità dei tempi e dei diaframmi, oltre al programma), con un sistema esposimetrico affidabile e versatile. Il mirino risultava ampio e luminoso, adatto anche alla messa a fuoco manuale. La costruzione era solida, con corpo ergonomico e ben bilanciato. Il tempo d’esposizione raggiungeva 1/6000 s, con sincronizzazione flash sulla seconda tendina fino a 1/200 s.

Nel complesso, la ST si collocò nella fascia medio-alta, rappresentando una delle reflex più equilibrate del sistema Contax degli anni ’90.

Contax S2 (presentazione: 1992, commercializzazione: 1992)

Di segno diverso fu la Contax S2, presentata anch’essa nel 1992 per celebrare il sessantesimo anniversario del marchio Contax. Si trattò di una reflex interamente meccanica, priva di automatismi, concepita per i puristi della fotografia.

Robusta ed essenziale, offriva un’esperienza completamente manuale, in controtendenza rispetto alla crescente elettronica della gamma. Era dotata di otturatore meccanico a scorrimento verticale fino a 1/4000 s, schermi intercambiabili, esposimetro al silicio con lettura spot, corpo tropicalizzato e finiture in titanio per tettuccio e fondello.

Contax Aria (presentazione: 1998, commercializzazione: 1998)

Infine, la Contax Aria rappresentò una sorta di punto di arrivo per questa categoria. Era una fotocamera motorizzata, estremamente compatta e leggera, dotata di sofisticati sistemi esposimetrici e automatismi avanzati. Univa portabilità e prestazioni in un corpo moderno, pensato per un fotografo evoluto che desiderava qualità senza l’ingombro delle reflex professionali. Grazie al corpo in policarbonato, pesava solo 460 g. Fu proposta in kit con lo zoom Carl Zeiss T Vario-Sonnar 28–70 mm f/3.5–4.5.

Sistema G a telemetro

Negli anni ’90, Contax reinterpretò il concetto di fotocamera a telemetro introducendo la serie G, un sistema a obiettivi intercambiabili che combinava l’eredità della fotografia a telemetro con le tecnologie più avanzate dell’epoca – in particolare l’autofocus e l’esposizione completamente elettronica. Soprattutto la presenza dell’autofocus rappresentò una caratteristica in assoluta controtendenza per le macchine a telemetro – da sempre rigorosamente basate sulla messa a fuoco manuale. Quest’ultima, comunque disponibile sulle fotocamere della serie G, non veniva operata per mezzo di una convenzionale ghiera meccanica sull’obiettivo, ma era gestita in modalità elettronica tramite un apposito comando ubicato sul corpo macchina.

Il risultato di tanta innovazione fu una piattaforma ibrida, unica nel panorama fotografico dell’epoca. Una linea di prodotti capace di coniugare compattezza e precisione con l’eccellenza ottica delle lenti Carl Zeiss. Nel loro insieme, le Contax G incarnarono il tentativo più audace del marchio di modernizzare il concetto di telemetro, dando vita a un sistema che ancora oggi rimane un unicum nella fotografia a pellicola.

Contax G1 (presentazione: 1994, commercializzazione: 1994)

La Contax G1 segnò l’esordio del sistema G. Inizialmente la fotocamera, pur fortemente innovativa, ricevette qualche critica per le prestazioni del suo sistema autofocus passivo a rilevamento di fase. Un raggio infrarosso emesso dalla fotocamera rimbalzava sul soggetto e, tornando indietro, consentiva all’elettronica della fotocamera di calcolare la distanza per triangolazione. Questo metodo si dimostrò particolarmente efficace in condizioni di scarsa illuminazione nonché con soggetti a basso contrasto.

Le critiche all’autofocus della G1, però, non riguardarono la sua precisione – la messa a fuoco, infatti, era perfetta – bensì una certa lentezza dell’operazione. Il motore – soprattutto con l’obiettivo da 90 mm – richiedeva tempo per muovere gli elementi ottici, facendo spesso perdere al fotografo l’attimo decisivo per lo scatto. Oltre a ciò, qualcuno lamentò pure la difficoltà di operare in luce scarsa, il ronzio fastidioso emesso dal motore durante la focheggiatura, la rilevazione confinata al centro del fotogramma, l’invadenza dell’illuminatore AF rosso che attirava spesso l’attenzione dei soggetti durante la fotografia di reportage. Tutto ciò finì purtroppo col penalizzare la Contax G1 nel confronto con le reflex contemporanee, in termini di rapidità operativa.

Per quanto riguarda le altre caratteristiche tecniche, invece, possiamo dire si trattò di un ottimo apparecchio: motorizzato, funzionante sia in automatico che in manuale nonché dotato di mirino zoom. L’otturatore elettronico raggiungeva 1/2000 s, con sincronizzazione flash a 1/100 s. Per l’eventuale messa a fuoco manuale, era disponibile una piccola rotella situata sulla calotta superiore, vicino al display LCD. Un comando che, però, risultava alquanto scomodo nell’uso rapido.

Contax G2 (presentazione: 1996, commercializzazione: 1996)

La Contax G2, introdotta due anni più tardi, rappresentò la piena maturità del sistema. Una fotocamera con una focheggiatura automatica più rapida e precisa, ergonomia migliorata e una gamma di obiettivi di altissima qualità.

Il sistema autofocus della Contax G2 fu completamente riprogettato per risolvere gli inconvenienti del modello precedente, diventando uno dei sistemi AF più avanzati mai visti su una fotocamera a pellicola. I principali miglioramenti furono:

  • sistema autofocus ibrido (attivo + passivo): a differenza della G1, che usava un sistema esclusivamente passivo, la G2 introdusse un doppio sistema. Il sistema attivo, costituito da un raggio a infrarossi, calcolava istantaneamente la distanza approssimativa. Quello passivo, a rilevamento di fase, rifiniva la messa a fuoco con estrema precisione;
  • velocità raddoppiata: grazie all’elettronica e ai motori migliorati, l’autofocus della G2 risultava circa due volte più veloce di quello della G1;
  • migliori prestazioni in luce scarsa: l’aggiunta del raggio infrarosso permise alla fotocamera di mettere a fuoco con sicurezza anche in totale oscurità (fino a circa 3 metri), eliminando il fastidioso “hunting” della G1;
  • autofocus continuo (CAF): la G2 introdusse la modalità di messa a fuoco continua, capace di seguire soggetti in movimento;
  • Ergonomia e comandi: fu aggiunto un pulsante di attivazione AF posteriore (Back Button Focus), permettendo di separare la messa a fuoco dallo scatto. Inoltre, la ghiera per la messa a fuoco manuale fu spostata sulla parte frontale del corpo macchina, rendendola molto più comoda e intuitiva.

La Contax G2 fu di fatto una delle fotocamere a telemetro più veloci mai prodotte. Oltre all’autofocus migliorato, infatti, essa presentava un trascinamento della pellicola motorizzato che toccava i 4 fps. Grazie pure alla messa a fuoco continua e all’otturatore in grado di scattare fino alla velocità di 1/4000 di secondo, l’apposita funzione CH (Continuous High) rese di fatto possibile l’utilizzo di una fotocamera a telemetro quasi come una reflex sportiva. Si riusciva a terminare un rullino da 36 esposizioni in meno di 10 secondi: un risultato davvero eccezionale per gli anni ’90.

Queste prestazioni, unite alle leggendarie ottiche Carl Zeiss, rendono ancora oggi la Contax G2 uno degli strumenti preferiti dai fotografi di strada e di reportage che amano il feeling della pellicola ma non vogliono rinunciare alla velocità dell’elettronica. Di fatto questa fotocamera è ancor oggi considerata uno dei sistemi a telemetro autofocus più raffinati mai prodotti, capace di unire la filosofia del telemetro tradizionale con una gestione elettronica moderna.

Contax G2, massima espressione della fotocamera a telemetro di fine millennio.
Contax G2, massima espressione della fotocamera a telemetro di fine millennio.

Gli obiettivi Carl Zeiss della linea G furono progettati ex novo, senza derivare né dalle precedenti telemetro né dalle ottiche per reflex. Tra le realizzazioni più rappresentative si distinsero il grandangolare Biogon 28 mm f/2.8 (con 7 lenti), il Planar 45 mm f/2 (con 6 lenti) e il medio tele Sonnar 90 mm f/2.8 (con 5 lenti), tutti caratterizzati da prestazioni ottiche di altissimo livello.

Reflex 35 mm autofocus con innesto N

La Photokina del 2000 rappresentò per Contax un passaggio storico. Furono presentate tre reflex della nuova serie N, una nuova baionetta in sostituzione dell’innesto C/Y, la prestigiosa compatta T3 nonché la versione “2000 Anniversary” della RX.

Si trattò, però, di un tentativo di rilancio che non sortì nulla di positivo. La serie N non riuscì ad affermarsi, mentre il marchio Contax, di lì a poco, sarebbe scomparso. Nel 2005, infatti, Kyocera avrebbe abbandonato definitivamente il settore fotografico.

Nonostante ciò, la serie N costituì un vero cambio di paradigma. L’innesto N, che mandò in pensione la gloriosa baionetta C/Y, consentì infatti l’adozione di un sistema autofocus completamente elettronico, in linea con l’evoluzione del mercato. La nuova soluzione era già orientata all’integrazione col digitale, che sopraggiunse solo un paio di anni dopo. Pur mantenendo un posizionamento elevato, le fotocamere di questa serie si distinsero per una filosofia progettuale meno legata alla tradizione meccanica e più proiettata verso un sistema moderno e integrato.

Contax N1 (presentazione: 2000, commercializzazione: 2001)

La Contax N1 fu la prima SLR ad adottare il nuovo innesto N, che consentiva un dialogo elettronico avanzato tra corpo macchina e obiettivi. Grazie a ciò fu possibile realizzare per la prima volta, sulle ottiche Carl Zeiss per fotocamere reflex, un autofocus a cinque punti.

La Contax N1, tratta da una brochure dell'epoca
La Contax N1, tratta da una brochure dell’epoca

I tempi di otturazione andavano da 32 s a 1/8000 s, con sincronizzazione flash a 1/250 s. Gli obiettivi Carl Zeiss inizialmente disponibili per il sistema N furono quattro:

  • il Vario Sonnar T 24–85 mm f/3.5–4.5 N*,
  • il Vario-Sonnar T 70-300mm f/4-5.6 N*,
  • il Planar T 50mm f/1.4 N* (obiettivo standard),
  • il Makro Sonnar T 100mm f/2.8 N*.

Successivamente, il sistema si estese a varie altre ottiche. Grazie ad un apposito adattatore, poi, fu possibile utilizzare sulla N1 anche gli obiettivi del sistema medio formato Contax 645.

Contax NX (presentazione: 2002, commercializzazione: 2002)

La presentazione ufficiale avvenne nel febbraio 2002 durante la fiera PMA (Photo Marketing Association) a Orlando, in Florida. Pur essendo la “sorella minore” della serie, fu l’unica reflex del sistema N a integrare un flash a scomparsa nel corpo macchina. L’ottica proposta in kit era il Carl Zeiss Vario-Sonnar 28–80 mm f/3.5–5.6. Può essere considerata come la versione più accessibile della N1.

La NX rappresentò anche l’ultima reflex 35 mm prodotta da Contax.

Contax N Digital (presentazione: 2000, commercializzazione: 2002)

Basata sul corpo della N1, la Contax N Digital è passata alla storia come la prima reflex digitale dotata di sensore full-frame. Il progetto, annunciato già nel 2000, arrivò però sul mercato solo nel 2002 a causa delle difficoltà produttive del sensore sviluppato da Philips. L’idea era ambiziosa: realizzare un sistema unificato in cui lo stesso corpo potesse essere utilizzato sia in ambito analogico (con la N1) che digitale (con la Contax N Digital). Una visione che testimoniava la spinta innovativa di Kyocera ma che, purtroppo, non si tradusse in un adeguato successo commerciale.

Sul piano tecnico, la N Digital adottava un sensore CCD full-frame da 6,29 megapixel, con sensibilità comprese tra 50 e 1600 ISO. Il display era un LCD TFT da 2 pollici con circa 200.000 pixel, mentre il salvataggio avveniva su CompactFlash Tipo I/II e su Microdrive. L’alimentazione a batterie AA si rivelò però un limite concreto in termini di autonomia. L’interfaccia dati fu affidata allo standard FireWire che rifletteva una fase tecnologica ancora in evoluzione.

I limiti del modello emersero con chiarezza nell’uso sul campo. Il sensore full-frame, ancora acerbo, mostrava rumore evidente già a ISO 400 e una gamma dinamica contenuta. A ciò si aggiungevano una velocità operativa ridotta – avvio lento, buffer limitato e raffica di circa 1,5 fps – un autofocus non particolarmente rapido e una gestione dei file RAW poco efficiente. Anche il sistema nel suo complesso risultava fragile: il nuovo innesto N comportava una disponibilità limitata di ottiche, rendendo il confronto con ecosistemi più maturi — come Canon EF e Nikon F — inevitabilmente sfavorevole.

Nel frattempo, delle reflex in formato APS-C – come la Canon EOS D60 e la Nikon D100 – offrivano prestazioni più equilibrate e affidabili. E quando nel 2002 debuttò la Canon EOS-1DsCanon poté contare su un ecosistema già consolidato, con workflow, elettronica e compatibilità ottica maturi. Lo stesso valeva per Nikon, forte della continuità del proprio sistema.

È importante chiarire che la Contax N Digital non fu una cattiva fotocamera. Si dimostrò, piuttosto, una macchina troppo in anticipo sui tempi: un progetto avanzato inserito in un contesto tecnologico ancora immaturo. Il suo destino evidenzia un paradosso: Kyocera si dimostrò capace di anticipare il futuro, ma non seppe gestire la transizione industriale. L’abbandono dell’innesto C/Y alienò parte degli utenti storici, mentre limiti tecnici e ritardi produttivi permisero ai concorrenti di colmare rapidamente il divario.

Quello che avrebbe potuto rappresentare un successo pionieristico si trasformò, così, nel canto del cigno di un sistema tecnicamente ambizioso, ma commercialmente insostenibile.

Reflex medio formato

Il medio formato rappresentò, nella storia Contax, l’ambizioso tentativo di spingere la propria offerta oltre il tradizionale formato 35 mm. L’obiettivo dichiarato fu quello di rendere il medio formato più moderno nonché più vicino, per utilizzo, a una reflex. La Contax 645 costituì di fatto il fulcro di un sistema completamente nuovo. Un sistema progettato per coniugare la superiore qualità d’immagine del formato 4,5×6 con delle soluzioni tecnologiche avanzate – tra le quali l’autofocus e l’integrazione con gli obiettivi Carl Zeiss.

Il risultato fu una piattaforma professionale collocata ai vertici della fotografia analogica, pensata per applicazioni di alto livello come moda, ritratto e fotografia commerciale.

Contax 645 (presentazione: 1999, commercializzazione: 1999)

La Contax 645 rappresentò l’unica incursione del sistema Contax nel medio formato e uno dei progetti più ambiziosi mai sviluppati con questo marchio. Purtroppo però, costituì pure uno degli ultimi grandi progetti di Kyocera prima dell’abbandono del settore fotografico, deciso nel 2005.

La nuova fotocamera, presentata nel 1999, raggiunse i diversi mercati con alcuni mesi di ritardo. Era una fotocamera autofocus a pellicola, con un fotogramma di 6×4,5 cm, capace di coniugare l’ergonomia di una SLR 35 mm con la qualità d’immagine tipica del medio formato. Il progetto si distinse per l’integrazione di un sistema AF relativamente rapido per la categoria, per il dorso pellicola intercambiabile e per una gamma di ottiche Carl Zeiss dedicate, progettate specificamente per soddisfare le caratteristiche del formato.

La fotocamera adottava un otturatore elettronico a scorrimento verticale, con tempi da 32 s a 1/4000 s e sincronizzazione flash a 1/90 s. Le modalità di esposizione comprendevano priorità dei tempi, priorità dei diaframmi e manuale, con misurazione integrale o spot. I magazzini per pellicola formato 120 e 220 erano intercambiabili e il sistema era predisposto per l’utilizzo di dorsi digitali.

Di altissimo livello risultavano le ottiche disponibili, tra cui spiccava il normale Planar T 80 mm f/2.

La Contax 645 fu concepita con particolare attenzione all’uso professionale, sia in studio che in esterni, soprattutto per i settori della moda e del ritratto, dove resa ottica e tridimensionalità dell’immagine erano elementi fondamentali. Pur rimanendo un sistema di nicchia rispetto ai più diffusi apparecchi medio formato manuali, la 645 è ancor oggi ricordata come una delle soluzioni più raffinate e tecnologicamente avanzate mai realizzate nel segmento a pellicola. Non a caso, vinse il premio TIPA come migliore fotocamera medio formato dell’anno 2000.

Contax 645, unica fotocamera medio formato del sistema Contax
Contax 645, unica fotocamera medio formato col marchio Contax

La Contax 645 conobbe inoltre una seconda vita. Il sistema riscosse infatti un ampio apprezzamento anche agli inizi dell’era digitale, grazie alla compatibilità con i dorsi digitali medio formato prodotti da marchi importanti, come Phase One e Leaf.

Compatte premium

Negli anni ’80 e ’90, Kyocera reinterpretò il concetto di fotocamera compatta attraverso il marchio Contax. In quel periodo vennero infatti introdotte le serie T e TVS all’interno delle quali trovarono posto numerosi modelli di fascia alta. L’obiettivo era quello di trasferire la filosofia del marchio Contax – qualità ottica, precisione meccanica ed eccellenza progettuale – in corpi macchina estremamente compatti, senza compromessi sulle prestazioni.

Fu così che Kyocera e Carl Zeiss crearono alcune delle compatte più raffinate mai prodotte, oggi considerate veri e propri riferimenti storici nella fotografia analogica. Passiamole in rassegna in questo paragrafo.

Serie T (ottiche fisse)

La serie T rappresentò una linea di compatte premium pensate per fotografi esigenti. Le loro principali caratteristiche furono i corpi tascabili in titanio, le finiture di alto livello e le ottiche Carl Zeiss di grande qualità. Modelli come la Contax T2 e la Contax T3 divennero iconici per l’equilibrio tra portabilità e resa d’immagine, anticipando il concetto moderno di “luxury compact”.

Contax T (presentazione: 1982, commercializzazione: 1984)

La Contax T fu il modello capostipite della serie. Una fotocamera caratterizzata da un corpo metallico estremamente compatto e da un’ottica fissa Carl Zeiss di altissima qualità, che contribuì a ridefinire il concetto di compatta premium. L’annuncio avvenne alla Photokina del 1982, anche se la fotocamera raggiunse il mercato solo nel 1984.

L’apparecchio montava un mirino telemetrico e un otturatore elettronico con velocità massima pari a 1/500 s. L’obiettivo era un Sonnar 38 mm f/2.8. Le dimensioni erano estremamente ridotte e l’ottica rientrava nel corpo, protetta da un’anta scorrevole.

Contax T2 (presentazione: 1990, commercializzazione: 1990)

La Contax T2 rappresentò l’evoluzione più iconica del suo segmento di mercato. Una compatta di lusso costruita in titanio, autofocus e con un obiettivo Carl Zeiss 38 mm f/2.8 riprogettato e migliorato rispetto a quello della T. Divenne rapidamente un riferimento nel settore ed è ancora oggi una delle compatte più apprezzate sul mercato dell’usato.

Contax Tix (presentazione: 1997, commercializzazione: 1997)

La Contax Tix è generalmente considerata un modello “minore”, in quanto progettata per il formato di pellicola APS (Advanced Photo System). Essa appartenne tuttavia, a pieno titolo, alla serie T.

Era dotata di un obiettivo Sonnar 28 mm f/2.8. I tempi di otturazione variavano da 15 s a 1/1000 s in modalità program e fino a 1/500 s in priorità di diaframma. Integrava un flash incorporato e un illuminatore per l’assistenza autofocus, efficace fino a circa 5 metri.

Contax T3 (presentazione: 2000, commercializzazione: 2001)

La Contax T3, annunciata alla Photokina del 2000, arrivò sul mercato nel 2001. Portò il concetto di compatta al massimo livello di miniaturizzazione e prestazioni, grazie a un’ottica ancora più sofisticata – un Sonnar 35 mm f/2.8 a sei lenti – e a un corpo estremamente raffinato.

La compatta Contax T3, con il suo Sonnar 35mm f/2.8
La compatta Contax T3, con il suo Sonnar 35mm f/2.8

Ci fu anche una variante commerciale denominata Contax T3D, che però differiva dall’offerta standard solo per  il fatto di montare di serie un dorso speciale (Data Back) che consentiva di imprimere la data o l’ora dello scatto direttamente sul fotogramma della pellicola. Il dorso datario della T3D, tuttavia, poteva essere rimosso e sostituito con quello standard, e viceversa. L’unica differenza fisica fra le due fotocamere, dunque, era costituita dallo spessore del dorso: quello della T3D risultava leggermente più bombato per ospitare lo schermo LCD e la batteria necessari a gestire la funzione datario.

La Contax T3 è tuttora considerata una delle migliori compatte mai prodotte ed è ancora oggetto di forte interesse collezionistico.

Serie TVS (ottiche zoom)

La serie TVS rappresentò la declinazione zoom delle compatte premium Contax, pensata per offrire maggiore versatilità rispetto alle focali fisse della serie T. Pur mantenendo costruzione metallica e ottiche Carl Zeiss, privilegiava la praticità dello zoom senza rinunciare alla qualità.

Pur rimanendo prodotti di fascia alta, possiamo dire che le fotocamere della serie TVS rappresentarono, in un certo senso, il ramo più “turistico” del marchio, combinando portabilità e flessibilità.

Contax TVS (presentazione: 1993, commercializzazione: 1993)

La Contax TVS introdusse lo zoom nella gamma alta delle compatte Contax, mantenendo un’impostazione costruttiva e ottica di livello elevato. Montava un obiettivo Carl Zeiss Vario-Sonnar 28–56 mm f/3.5–6.5 a sei lenti e offriva controlli avanzati per l’uso creativo.

Curiosa la presenza di due tendine interne che consentivano di passare dal formato 24×36 mm al formato panoramico 13×36 mm.

Contax TVS II (presentazione: 1997, commercializzazione: 1997)

Qualche anno dopo, la Contax TVS II migliorò ergonomia e prestazioni autofocus, rendendo il sistema più rapido e moderno, pur mantenendo l’impostazione premium della serie.

Contax TVS III (presentazione: 1999, commercializzazione: 1999)

La Contax TVS III rappresentò l’ultimo sviluppo della linea, introducendo ulteriori affinamenti elettronici e meccanici e chiudendo idealmente la serie delle compatte zoom analogiche Contax.

Contax TVS Digital (presentazione: 2002, commercializzazione: 2002)

La Contax TVS Digital fu un modello compatto digitale introdotto nella fase finale della produzione del marchio, quando Kyocera stava progressivamente abbandonando il settore fotografico.

Derivata concettualmente dalla serie TVS a pellicola, manteneva un’impostazione premium orientata alla qualità costruttiva, integrando però un sensore digitale e funzionalità tipiche delle compatte dell’epoca.

Montava un obiettivo Carl Zeiss Vario-Sonnar 7.3–21.9 mm f/2.8–4.6 (equivalente, nel formato pieno, a un 35–105 mm) e un sensore CCD da 5 megapixel. Rappresentò uno degli ultimi tentativi di trasferire il linguaggio progettuale Contax nel mondo del digitale compatto.

Sistema APS

Il sistema APS (Advanced Photo System) fu un formato di pellicola comparso sul mercato negli anni ’90 per semplificare l’uso della pellicola rispetto al 35 mm. Il caricamento era di tipo “drop-in”. C’era inoltre la possibilità di scegliere diversi formati d’immagine (C, H, P) e cartucce sigillate per una maggiore praticità. Non si trattò solo di un formato più semplice, ma di un sistema progettato per trasmettere informazioni lungo tutta la catena fotografica: la cartuccia registrava dati come data, esposizione, formato scelto e, soprattutto, le cosiddette informazioni di stampa. Queste venivano lette sia dal corpo macchina sia dalle apparecchiature di laboratorio, consentendo sviluppi e stampe più automatizzate e coerenti con le intenzioni del fotografo.

Nonostante le sue innovazioni, il sistema APS non riuscì mai a imporsi stabilmente né a sostituire il 35 mm. Contax adottò questo formato in due apparecchi: la Contax iX, descritta di seguito, e la Contax Tix, già descritta in precedenza fra le compatte di lusso della serie T.

Pur condividendo lo stesso formato di pellicola, ho preferito collocare questi due modelli in sezioni diverse per un motivo preciso. Nel caso della Tix, il formato APS non diede origine a una nuova famiglia di sistema, ma rappresentò una declinazione della filosofia delle compatte premium della serie T, con cui condivideva impostazione e destinazione d’uso. Al contrario, la iX costituì un sistema autonomo, con baionetta e ottiche dedicate, privo di continuità con le altre linee Contax e quindi non riconducibile alle tradizionali SLR del marchio.

Contax iX (presentazione: 1997, commercializzazione: 1997)

La Contax iX fu una reflex a pellicola in formato APS, caratterizzata da autofocus e da un corpo estremamente compatto. Utilizzava ottiche dedicate Carl Zeiss con innesto iX-mount ed era concepita come un sistema autonomo, distinto sia dalle reflex con baionetta C/Y, sia dal successivo sistema N.

In questo senso, rappresentò una sorta di “mini reflex” Contax, progettata per offrire funzionalità avanzate in dimensioni ridotte.

Digitali tascabili

In questo paragrafo sono riunite tre fotocamere digitali tascabili accomunate da un fattore di forma atipico: la Contax SL-300R T*, la Contax U4R e la Contax i4R. Per via dell’estetica e delle soluzioni funzionali fortemente caratterizzate, tali modelli risultano difficilmente riconducibili alle linee di prodotto fin qui analizzate — incluse le compatte di fascia alta — e richiedono pertanto una trattazione autonoma. Pur recando il marchio Contax, si configurano come apparecchi marcatamente orientati al mercato consumer digitale, con legami progettuali solo marginali rispetto ai sistemi ottici e meccanici che avevano fino ad allora definito l’identità storica del brand.

La loro presentazione ufficiale avvenne a Colonia, in occasione della Photokina del 2004, a pochi mesi dall’annuncio con cui Kyocera comunicò il proprio ritiro dal settore fotografico e la conseguente cessazione della produzione di apparecchi sia analogici sia digitali. In questa prospettiva, tali modelli assumono un valore documentario significativo soprattutto in relazione alla fase conclusiva della parabola industriale del marchio, più che nel contesto del sistema fotografico Contax in senso stretto.

Ciò nonostante, anche in questi dispositivi — così distanti dalle linee storiche — è possibile riconoscere un tratto distintivo della produzione Contax: la tensione verso l’innovazione formale e tecnologica, unita a una costante attenzione per la qualità costruttiva e l’eleganza dei materiali.

Contax SL-300R T* (presentazione: 2003, commercializzazione: 2003)

Piccola fotocamera digitale tascabile, dotata di un sensore CCD da 3,17 megapixel effettivi e di un monitor LCD da 1,5 pollici. Si trattava, in sostanza, della versione di lusso della Kyocera Finecam SL300R. Il corpo, in lega di magnesio con finiture in vera pelle era estremamente piatto, con uno spessore di appena 1,6 cm, e pesante solo 125 g. Questo modello fu inoltre contraddistinto da un insolito design a rotazione, o swivel. In pratica esso risultava diviso in due parti le quali, unite da uno snodo, potevano ruotare di 120 gradi, consentendo scatti da angolazioni inconsuete mantenendo lo schermo visibile. Era dotata di un’ottica zoom Vario-Tessar 5,8–17,4 mm f/2.8–4.7 con il prestigioso rivestimento antiriflesso T*. Quest’obiettivo — composto da 6 lenti, di cui 3 asferiche, in 6 gruppi — fu peraltro specificamente progettato per il digitale.

La SL-300R T* era incredibilmente veloce per l’epoca: grazie alla tecnologia RTUNE di Kyocera, era capace di effettuare scatti continui a circa 3,5 fotogrammi al secondo fino al riempimento della scheda SD.

Contax U4R (presentazione: 2004, commercializzazione: 2004)

La Contax U4R può essere considerata la “sorella maggiore” della SL-300R. Condivide la stessa filosofia costruttiva, ma presenta un design più arrotondato e specifiche tecniche leggermente superiori.

Anch’essa è dotata di un corpo rotante che permette di orientare l’obiettivo indipendentemente dallo schermo LCD. Il corpo è meno squadrato e più ergonomico rispetto a quello della SL-300R, ma mantiene la struttura in metallo con finiture in vera pelle, disponibile in vari colori. L’obiettivo rimane invariato, mentre la risoluzione passa da 3,17 a 4 megapixel. Nonostante il maggior numero di pixel, la U4R riesce a mantenere ottime prestazioni in termini di velocità grazie all’evoluzione del processore d’immagine RTUNE. Il display era da 2 pollici, con 130 mila pixel.

Contax i4R (presentazione: 2004, commercializzazione: 2004)

Anche questa terza fotocamera digitale, lanciata insieme alle precedenti due, aveva come caratteristica principale l’insolito fattore di forma.

È una delle fotocamere digitali più piccole mai prodotte. A differenza dei due modelli appena illustrati, abbandona il corpo rotante per adottare una forma “ad astuccio”, con un coperchio a scorrimento che protegge l’obiettivo e funge da interruttore di accensione. Presenta una scocca rettangolare in metallo, sottilissima, rifinita in vera pelle disponibile in più colori.

A differenza della SL-300R T* e della U4R, non dispone di zoom ottico. Monta infatti un Carl Zeiss Tessar T* 6,5 mm f/2.8, composto da 4 lenti (di cui 2 asferiche) in 3 gruppi; la lunghezza focale equivalente è di 39 mm. È presente uno zoom digitale con ingrandimento fino a 6x. In modalità macro, era possibile effettuare riprese a una distanza minima di 5 cm.

Il sensore CCD rimane quello da 4,0 megapixel della U4R, mentre il monitor è da 1,5 pollici. Integra anch’essa il processore RTUNE, permettendo scatti a raffica continui a circa 3 fps. L’apparecchio veniva venduto con un’elegante docking station per la ricarica e il trasferimento dati, sottolineandone lo status di oggetto di lusso. 

Le fotocamere digitali tascabili Contax, con il loro curioso fattore di forma
Le tre fotocamere digitali tascabili Contax, con il loro curioso fattore di forma

In sintesi, se la SL-300R e la U4R si proposero come soluzioni più versatili — grazie alla combinazione di zoom ottico e struttura rotante — la i4R privilegiò invece la compattezza e la purezza formale, offrendo la migliore resa di un’ottica fissa unita, peraltro, a buone prestazioni nella fotografia ravvicinata.

Conclusione

Nel suo insieme, la produzione Contax compresa tra il 1975 e il 2005 rappresentò uno dei tentativi più coerenti e ambiziosi di integrare progettazione industriale, innovazione tecnologica e qualità ottica ai massimi livelli, grazie alla stretta collaborazione con Carl Zeiss e alla progressiva evoluzione dei sistemi fotografici dedicati.

Dalle reflex professionali della serie RTS fino ai sistemi specializzati come GN e APS, emerge chiaramente una strategia non basata su un’unica linea evolutiva, ma su più ecosistemi paralleli, ciascuno pensato per differenti modalità d’uso fotografico. A questa articolazione si affiancò la produzione di compatte premium, come le serie T e TVS, che reinterpretarono in chiave tascabile la filosofia Contax.

In definitiva, la storia di Contax si chiuse come un caso unico nel panorama fotografico. Un marchio capace di mantenere per decenni un’identità tecnica e progettuale estremamente elevata, fino al momento in cui la transizione al digitale ne dissolse progressivamente la struttura sistemica, lasciando un’eredità ancora oggi centrale nella storia della fotografia a pellicola.

Qui di seguito trovate raccolti, in un’unica tabella, tutti i modelli presentati in quest’articolo e appartenenti all’era YashicaContax.

Tavola riassuntiva delle fotocamere Contax prodotte dal 1974 al 2005

Pubblicato da Romolo Stolfa

Utilizzo fotocamere digitali da molti anni, ma mi sento ancora un fotografo mentalmente analogico. Il fatto che sul piano focale della fotocamera vi sia un sensore elettronico al posto di una pellicola emulsionata non ha modificato i miei comportamenti sul campo. Gli unici parametri che regolo in fase di ripresa sono il tempo d’esposizione ed il diaframma. Non amo gli ISO elevati e, se la luce è insufficiente, rinuncio allo scatto. Per regolare l’apertura del diaframma non so fare a meno della ghiera sull’obiettivo, detestando rotelline e pulsantini. Un solo punto di messa a fuoco – quello centrale – mi è più che sufficiente e, se il tipo di ripresa lo consente, preferisco focheggiare manualmente. Aborro il display ed inquadro esclusivamente col mirino, seppur elettronico. Mi perdo ineluttabilmente fra le voci del menu della fotocamera. Mi piacerebbe usare il sistema antivibrazione ma puntualmente, quando scatto, mi dimentico della sua esistenza. Di tanto in tanto il mio pollice cerca ancora la leva d’avanzamento della pellicola.